La lettera di Eleonora D’Urso all’assessore Pippo Rossetti: la Cultura non può essere zittita

Perché una città abbia un buon livello culturale, quanto è importante l’intervento della politica? Quanto quello degli operatori del settore (teatro, spettacolo, musica, libri)? Quanto, infine, quello dei cittadini?

Noi della Kitchen Company non ci siamo mai creduti superiori a nessuno, abbiamo anzi sempre reso protagonista del nostro successo il pubblico che ci ha sostenuto e seguito con entusiasmo in questi 3 anni e mezzo di spettacoli, colori, scenografie, battute e risate. Allo stesso modo abbiamo sempre creduto nel valore del dialogo con le istituzioni, nel ruolo determinante che chi ci governa assume nel momento in cui accetta di ricoprire un incarico che gli “impone” di agire in favore dello stato di salute del proprio territorio.

È con queste convinzioni che Eleonora D’Urso (la quale, insieme a Massimo Chiesa, dal 2012 porta in scena al Teatro della Gioventù le commedie della TKC), dopo diversi mesi di confronti avuti e confronti mancati, il 16 aprile 2015 ha scritto questa lettera all’Assessore al Bilancio della Regione Liguria Sergio (Pippo) Rossetti, lettera a cui l’Assessore non ha risposto. Una lettera appassionata, toccante, concitata. Le parole sono chiare e incalzanti, il tono è diretto e, a mano a mano che il discorso avanza, sempre più amaro.

Carissimo Assessore,

spero che la sua campagna elettorale proceda al meglio.

Non ho mai preparato una campagna elettorale, ma non credo sia poi tanto dissimile dal preparare una regia. Si deve trovare un modo intelligente, valido e per certi versi nuovo, di conquistare il pubblico, portarlo a sé, e ancor prima, fare in modo che ascolti ciò che si ha da dire. Bisogna lavorare sulla comunicazione, sull’attualità e la validità del messaggio da trasmettere. Bisogna scegliere il come, il dove, il quando e soprattutto il perché. Bisogna essere convincenti, appassionati, abili, affabulatori. Bisogna rimescolare gli ingredienti che, fin dal discorso di Pericle agli Ateniesi, in fondo, son sempre gli stessi. Bisogna rimescolarli così da farli sembrare freschissimi. Creare una grande illusione che ha però un cuore genuino.

Bisogna far capire (o credere, sfumatura non da poco) che chi parla vuole davvero il bene della gente e dalla Cosa Pubblica. Bisogna essere tanto abili da dire ciò che tutti vorrebbero esprimere e gridare… bisogna far capire di essere disposti a combattere e morire proprio per quella stessa battaglia per cui, chi ci ascolta, darebbe la vita.

Vede assessore, io sono una che lavora con le emozioni, con i sentimenti, miei e di chi mi sta a guardare. So far piangere e ridere, e stando a quello che mi dicono da 25 anni, so farlo molto bene. E rispetto all’illusione, direi che la politica e il teatro non sono poi tanto diversi.

Qualcuno di molto più importante di me ha detto “I have a dream”. Tutti noi, assessore, abbiamo un sogno. Anzi, mi correggo, forse i giovani di oggi stanno perdendo la capacità di sognare… ma questo è un discorso troppo lungo da fare per mail.

Io però un sogno ce l’ho, un sogno folle, sa? Ho il sogno di vedere riconosciuto il valore della cultura in un paese in cui esiste una maggioranza che dice “prima le infrastrutture, prima la sanità e poi la cultura…”.

Ho il sogno di vedere restituita la dignità al lavoro dell’attore, come accadeva nel dopoguerra, quando l’Italia nel mondo, era anche il cinema, e la televisione dei grandi attori…

Ho il sogno di (continuare a) dare lavoro a tanti giovani, di formarli, e di aiutarli nella costruzione di un’idea migliore di presente e di futuro.

Ho il sogno di fondare la prima vera accademia del comico in Italia, poiché la comicità è una faccenda molto seria, Assessore. Perché per far ridere come facciamo noi, ci vogliono anni di studio, e ore e ore e ore di lavoro.

Per perseguire il mio sogno, ho fatto scelte folli. Nessuno oggi in Italia straccerebbe un contratto di 3 anni con Mediaset. Io l’ho fatto. Ho vinto una borsa di studio in una delle migliori scuole di recitazione del mondo (il Lee Strasberg Theatre Institute di New York) e sono andata a continuare i miei studi lì. Ed ho fatto bene. E potrei raccontarle così tante cose, perché vede, il teatro è un lavoro artigianale che richiede una vita di sacrifici e di impegno.

Ma non starò qui a tediarla ulteriormente.

Le ho già chiesto due volte un incontro, e lei forse si domanderà: “Ma cosa vuole questa qui da me? Questi devono pagare, e andare avanti con le loro gambe. Se ce la faranno bene, altrimenti restituiranno il teatro”.

Nell’ultimo incontro con la dott.ssa Traverso, mi è stato esplicitamente detto che prima ce ne andiamo e prima son tutti più felici. E mi è stato anche detto che se ce ne andiamo verrà qualcun altro a fare gli spettacolini, e andrà bene lo stesso. E mi è stato anche detto che quello che abbiamo fatto lo può fare chiunque. E mi è stato anche detto che così come abbiamo montato la tendostruttura, possiamo montarci un capannone da qualche parte e andarcene a fare gli spettacoli lì. E mi è stato anche detto che non era quella la sede per parlare di cultura, per questo c’è un assessorato dedicato, a loro della questione culturale non interessa. E poi mi è stato fatto firmare un accordo capestro, folle, infirmabile. E adesso sono tutti felici.

Caro Assessore, glielo dico molto semplicemente: noi stiamo per chiudere.

L’ultimo tentativo che farò è provare a capire se c’è qualcuno tra voi politici, interessato a ciò che io e Massimo Chiesa abbiamo creato nella vostra Genova. Una realtà che è una rarità, una perla, ma, ahimè, è solo cultura. Solo cultura.

Siamo sotto elezioni, cosa sarà di lei dopo il 31 maggio? Chi prenderà il posto di Berlangieri? E di Burlando?

La politica ha tempi lunghi.

La vita delle persone no.

Io devo rendere conto ogni singolo giorno a centinaia di persone.

Al pubblico, stufo di un teatro che non funziona da troppo tempo.

Ai miei dipendenti che non percepiscono il loro stipendio da mesi.

Ai miei giovani attori che, come me, stanno continuando a credere in un sogno.

Ma io sono il loro motore, Assessore, io e Massimo abbiamo la magia di illuminare moltissimi visi, e in questi tre anni, abbiamo fatto ridere migliaia di persone, e ridere, assessore, fa bene al cuore. Far ridere in modo intelligente, mi creda, è un atto politico.

Alla fine della mia riunione con la Traverso, la Dott.ssa Paola Bellisani mi ha detto: “ma se non pagate l’affitto, se non pagate i dipendenti, se non pagate voi stessi, che senso ha che facciate quello che fate?”.

Ottima domanda.

La risposta è semplice: la vita non è fatta solo di conti, ma di passioni, di sogni, di intenti. Provi a immaginare, Assessore, una società in cui tutti percepiscono i loro soldi anche senza bisogno di dover lavorare. Una società in cui nessuno ha sogni, desideri, volontà, ma tutti percepiscono il loro stipendio. Riesce a immaginarla?

Cos’è che Le ha fatto venir voglia di entrare in politica? La passione, immagino. Quella spinta che si ha dentro e che ci fa fare, agire, creare, migliorare, e non solo per noi.

A una persona speciale un giorno è stato chiesto: “Perché non entra in politica, lei che ha così tanta passione per la vita degli altri?” e questa persona ha risposto “perché sono una persona seria”.

Io nel luogo comune della politica come luogo di approfittatori e corrotti, non credo.

Anzi. Credo che la politica sia fatta da persone diverse. Ognuno con il proprio sogno. O ognuno con il proprio triste desiderio di fregare gli altri accaparrandosi il meglio.

Per salvare il TKC io devo incontrare persone come Lei, poiché la cultura è una Cosa Pubblica, e perché noi esistiamo e potremo continuare ad esistere solo le Istituzioni riconosceranno ciò che facciamo. Ciò che, numeri alla mano, abbiamo fatto.

Il TKC ha le ore contate.

Farò tutte le mosse necessarie per salvarlo.

Spero in un suo riscontro e nella possibilità di parlarLe di persona.

Buon lavoro


Non sono una comparsa: Massimo Chiesa racconta il progetto

Genova, 22 maggio 2015

Forse è arrivato il momento.

Ho cinquantadue anni. E sono nato in teatro.

Il teatro, trentaquattro anni fa, è diventato il mio luogo di lavoro, il luogo dove ho vissuto la maggior parte della mia vita. Fare teatro è l’unica cosa che so fare.

Più di cinque milioni di persone hanno visto gli spettacoli che ho prodotto (e che, negli ultimi anni, ho anche diretto). Posso asserire senza timore di smentita che ho fatto passare delle ore piacevoli a persone di ogni età.

L’unica ragione per cui ho fatto teatro è stata proprio la voglia di dare qualcosa agli altri, di condividere con loro un momento.

Negli ultimi tempi è cresciuto in me il desiderio di pensare maggiormente al prossimo, più che a me stesso. Mi accorgo invece, anno dopo anno, che la tendenza delle persone è inversa: si cura il proprio orto e, avendone anche la possibilità, si danneggia quello del vicino. C’è da parte di molti un accanimento incredibile nel difendere ciò che hanno; se è poco (o pochissimo), si accontentano, e vivono in una condizione di costante difficoltà. Una strenua difesa del niente.

La mancanza di generosità e la mancanza di curiosità sono tra i mali maggiori dell’uomo d’oggi.

Chi ricopre cariche pubbliche - il mio pensiero corre ai politici, ma anche e soprattutto alla classe dirigente del nostro Paese- avrebbe il dovere di occuparsi delle persone, di cercare il loro bene, di migliorare le loro condizioni; dovrebbe lavorare con passione per il bene comune.

Questo, nella maggior parte dei casi, non accade.

È quindi arrivato il momento di dare una scossa a questo mal’affare, che non è dato solo dalla corruzione e dalle ruberie, ma soprattutto dal mal governo della cosa pubblica.

Credo che un’azione di questo tipo si debba fare fuori dai partiti, almeno dai partiti oggi esistenti in Italia: partiti personali e senza più un’ideologia, semplicemente senza un’idea.

Questa “Campagna di sensibilizzazione a favore della Cultura e del Teatro” deve essere una campagna politica, ma apartitica.

Sono convinto che per uscire dalla crisi (non solo economica) nella quale si trova il nostro Paese, bisogna partire dalla Cultura e dall’Istruzione. E’ un concetto fondamentale e imprescindibile: la buona formazione di una persona; una persona colta, una persona “che sa”, ha molte più possibilità rispetto a una “che ignora”. È un dato di fatto.

Non c’è più tempo da perdere, negli ultimi anni il decadimento culturale nel nostro Paese è stato impressionante.

È triste ascoltare molti nostri politici alle prese con la grammatica italiana: non sanno parlare, non sanno comunicare un concetto (che sia uno!) in modo civile e comprensibile.

La parola “cultura” è bandita da tutti i programmi politici. È una parola da omettere; le priorità sono altre. Si tratta di un errore gravissimo, compiuto da molti.

Ultimamente solo Sergio Cofferati, in occasione delle primarie del PD del Gennaio scorso, aveva osato utilizzare la parola “cultura” nel suo programma; evidentemente, non è stata la ragione della sua sconfitta.

A dire il vero un altro uomo della politica, Sergio Tremonti, in passato aveva tirato in ballo la cultura, ma con tutt’altro intento: per illustrare un concetto antipatico ed economo, “con la cultura non si mangia”. Mi appare superfluo sottolineare lo sbaglio in questa affermazione.

Lo slogan della nostra Campagna è “Non sono una comparsa – Siamo tutti Protagonisti”. È finito il tempo di accettare passivamente ciò che accade intorno a noi, è il momento di cambiare l’andamento fallimentare del nostro Paese ed essere protagonisti. Possiamo riuscirci con la sensibilizzazione, cercando di convincere chi ci governa che la Cultura è importante per tutti e per di più non può essere pensata come un costo.

La Cultura e il Teatro non possono essere un lusso, ma una necessità. Deve essere una necessità: come il pane, come l’acqua. Alla portata di tutti, e non solo di coloro i quali hanno le possibilità economiche per permettersela.

In questo senso credo che sia doveroso riuscire a portare il finanziamento pubblico per la Cultura a un livello civile.

Questa iniziativa nasce a Genova, ma deve espandersi per tutta l’Italia; solo in questo modo si può raggiungere un risultato soddisfacente.

L’idea di mettere in moto questa Campagna è nata dall’esperienza della The Kitchen Company al Teatro della Gioventù di Genova. Un progetto unico in Italia, che ha avuto un successo assolutamente insperato e che rischia seriamente la fine grazie all’ottusità dei dirigenti del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Regione Liguria, con la gentile compiacenza della classe politica.

Una campagna di sensibilizzazione può avere successo solo nel caso in cui venga condotta da migliaia di persone, tutte con un solo obiettivo: quello del bene comune.

Nessun tornaconto personale, sarebbe un errore gravissimo.

Massimo Chiesa


Gli errori dell’Assessore Rossetti. Caro Pippo diciamoci la verità

20 maggio 2015

Dopo la conferenza stampa organizzata lunedì 18 maggio da Massimo Chiesa ed Eleonora d’Urso per lanciare la campagna di sensibilizzazione a favore della cultura e del teatro #nonsonounacomparsa, dettagliatamente raccontata da Laura Santini in questo articolo http://genova.mentelocale.it/64983-genova-teatro-gioventu-tkc-non-deve-morire/ e in seguito alla replica dell’assessore Pippo Rossetti che lo stesso Mentelocale.it riporta a questo link http://genova.mentelocale.it/64988-genova-teatro-gioventu/, ci sentiamo in dovere (e in diritto) di dare anche noi delle “doverose precisazioni”, che per comodità riassumiamo in questi 12 divertenti “botta e risposta” che riprendono punto per punto le affermazioni dell’(attuale) assessore al Bilancio della Regione Liguria.

  • Pippo Rossetti: «Egli (Massimo Chiesa) non è il legale rappresentante della società Hurly Burly che del teatro è concessionaria, e non sembra aver tenuto conto dell’accordo sottoscritto recentemente dalla signora Eleonora d’Urso – lei, sì, legale rappresentante in qualità di amministratrice della società.»

The Kitchen Company: «Massimo Chiesa è il direttore artistico del TKC Teatro della Gioventù e ha la delega a trattare qualunque questione in merito al Teatro, tanto è vero che anche nella fase di presentazione della domanda al Bando di gestione del 2011 ha firmato in prima persona il progetto.»

  • R.: «… e non sembra aver tenuto conto dell’accordo sottoscritto recentemente dalla signora Eleonora d’Urso.»

TKC: «L’accordo, come lo definisce l’Assessore Rossetti, firmato dalla legale rappresentante Eleonora d’Urso, in data 28 marzo 2015, è, a tutti gli effetti, un “patto leonino” e quindi redatto contro ogni possibile etica.»

  • R.: «A suo tempo eravamo intervenuti per far sì che il Ministero accogliesse le istanze della società, nonostante questa avesse presentato i documenti richiesti oltre i termini indicati.”

TKC: «In effetti l’Assessore Rossetti si era detto disposto ad intercedere per noi al MIBACT assicurando che avrebbe parlato della nostra delicata situazione al Ministro Dario Franceschini, ma non ci ha fatto sapere più nulla, quindi apprendiamo oggi che la sua perorazione non ha dato frutti di sorta. Strano che un politico che si espone in difesa di un progetto come il nostro non ci comunichi gli sviluppi.»

  • R.: «La Regione in generale, ed io in particolare, apprezziamo molto quanto fatto dalla Hurly Burly a favore della cultura della nostra città, così come abbiamo sempre attestato nei frequenti incontri avvenuti.»

TKC: «Tra le tante, una cosa che non abbiamo mai compreso sino in fondo, è perché i politici della Giunta Regionale non abbiano cavalcato e fatto proprio il nostro indubbio successo, in fondo il Teatro della Gioventù è di proprietà della Regione Liguria. Solo oggi Rossetti si abbandona ad elogi. Dopo tre anni e mezzo! Un po’ fuori tempo massimo. Ma la cosa più grave è che parla della Regione in senso generale e quindi comprendendo tutti. Immagino quindi anche la Dottoressa Elda Traverso, la quale ha testualmente detto ad Eleonora d’Urso, mentre firmava il “patto leonino”, che “la nostra gestione del Teatro della Gioventù è per la Regione Liguria un peso”, e che “se ce ne andiamo sono tutti più felici”, e che “a loro l’aspetto culturale del progetto non interessa”. Una cosa è certa: la Dottoressa Traverso non ha la minima idea di cosa sia la cultura.»

  • R.: «Le responsabilità nella gestione di un bene pubblico, quale è il Teatro della Gioventù, non possono venire meno. Il fare cultura non significa non pagare l’affitto.»

TKC: «L’assessore ha ragione, ma meno che mai un Ente Pubblico può pensare di fare Cultura guadagnandoci dei soldi. Il fatto che noi si debba pagare alla Regione Liguria un canone di affitto annuo di oltre 60.000€, oltre a dare il teatro funzionante per 30 giornate gratuitamente alla Regione (altri 30.000€ di costi da sostenere) è un puro ladrocinio e una vera mascalzonata. Abbiamo accettato queste condizioni come da bando ma l’abbiamo fatto perché eravamo convinti della bontà del nostro progetto. Abbiamo avuto ragione ma strada facendo le cose si sono complicate e la situazione economica non ci ha più permesso di far fronte all’impegno. Una buona Amministrazione che ha a cuore il bene dei propri cittadini può cambiare le regole in corsa se si verificano dei fattori particolari come la vicenda con il MIBACT e l’alluvione del 9 ottobre. E comunque sia, se un Comune o una Regione sono proprietari di un teatro devono mettere in conto che per loro sarà sicuramente un costo e non un ricavo. Questo è un concetto che deve entrare bene in testa ai nostri politici e ai dirigenti e funzionari di un Ente Pubblico. Ci vorrà del tempo ma possiamo riuscirci.»

  • R.: «Ad oggi il debito della società (Hurly Burly s.r.l.) ammonta a più di 90 mila euro, maturato prima dell’alluvione di ottobre nella quale anche il Teatro della Gioventù ha subito ingenti danni: in special modo la Sala Barabino e i locali tecnici a servizio dell’intero teatro sono stati fortemente compromessi.»

TKC: «I danni dell’alluvione sono stati sicuramente ingenti ma per fortuna il Teatro, al contrario di quanto afferma l’Assessore, non è stato “fortemente compromesso”. Possiamo dire con cognizione di causa che i danni causati dalla Regione sono stati più ingenti e stanno sì fortemente compromettendo un progetto unico nel panorama teatrale italiano.»

  • R.: «La Regione era intervenuta disponendo, con l’art. 23 della Legge regionale n. 40/2014, l’esenzione dal pagamento dell’affitto fino al 30 giugno 2015 per tutti i concessionari di beni regionali colpiti dagli eventi alluvionali, ricomprendendo naturalmente lo stesso Teatro della Gioventù.»

TKC: «E’ a dir poco ridicola l’affermazione di Rossetti quando asserisce che ha bloccato i canoni di affitto sino al 30 giugno 2015, tra l’altro andando contro la volontà dell’opposizione. Ci sembra di vivere in un mondo di pazzi! Avremmo dovuto pagare anche l’affitto di un teatro alluvionato? Va detto che l’ineffabile dottoressa Traverso ha inserito nel “patto leonino” che dal 1° luglio 2015 noi dovremo ricominciare a pagare il canone di affitto anche se, per quella data, il Teatro sarà ancora monco, ovvero non sarà il Teatro che ci è stato consegnato nel dicembre del 2011.»

  • R.: «Proprio per ripristinare la Sala Barabino e gli impianti tecnologici a servizio del Teatro, la Regione ha affidato importanti opere di riqualificazione del bene.»

TKC: «Il 22 gennaio scorso abbiamo chiesto all’Assessore Rossetti di comunicarci quali lavori di ripristino avrebbero fatto per 460.000€, stiamo ancora aspettando una risposta. E poi mentre la Regione pensa a come ristrutturare questo bene noi come facciamo ad andare avanti con un Teatro alluvionato? Come può essere che nessuno in Regione si sia posto il problema?»

  • R.: «(Opere) di riqualificazione del bene che non sono ancora materialmente iniziate a causa di una grande tendostruttura installata dalla società Hurly Burly nel cortile del Teatro dove dovrebbe sorgere il cantiere per i lavori.»

TKC: «Purtroppo Rossetti dice una grande bugia quando sostiene che i lavori non sono iniziati per colpa della tendostruttura che abbiamo montato nel cortile (funge da foyer e bar, ambienti andati distrutti nell’alluvione), risposta per altro suggerita dalla dottoressa Traverso e smentita dagli ingegneri che stanno preparando il progetto per conto della Regione e da altre persone all’interno della Regione stessa. Un consiglio all’Assessore: impari a conoscere bene i suoi collaboratori prima di parlare.»

  • R.: «Il rispetto per la cultura non fa venire meno l’obbligo morale e giuridico, per me e per l’amministrazione regionale, di garantire la sicurezza del pubblico. E l’esecuzione dei lavori necessari riveste, in questo senso, una rilevanza tutt’altro che secondaria.»

TKC: «Rossetti si inventa che la tendostruttura potrebbe inficiare la sicurezza del pubblico. Fa sempre effetto, ma non c’è nessun pericolo. Siamo stati convocati due volte dalla Commissione di Vigilanza per parlare dell’argomento e sino ad ora non è emerso nessun pericolo per il pubblico. I cattivi consiglieri portano inevitabilmente guai. E poi l’Assessore non tocchi l’argomento dell’obbligo morale, sono altri gli obblighi e i doveri che dovrebbero avere gli assessori e i dirigenti nei confronti dei cittadini.»

  • R.: «Non spetta a me valutare i lavori da compiere, ma per questo sono stati incaricati i tecnici competenti della Regione, che godono della nostra fiducia.»

TKC: «Rossetti parla di tecnici competenti della Regione che hanno la sua fiducia. Sono pochi i tecnici competenti della Regione Liguria e quelli che si stanno occupando del Teatro della Gioventù posso assicurare che non lo sono. E’ grave che un assessore non se ne accorga! I tecnici competenti di cui parla Rossetti sono stati smentiti da uno stesso dirigente della Regione qualche giorno fa e da esperti esterni. Possiamo affermare tranquillamente che hanno preso un grosso abbaglio che costerà alla comunità moltissimi soldi pubblici. Altri sprechi, altro giro.»

  • R.: «Senza contare, peraltro, che ad aprile la Hurly Burly non ha versato quanto dovuto e precedentemente pattuito.»

TKC: «Ultimo gravissimo errore dell’assessore Rossetti, sempre consigliato male dai suoi collaboratori, è dato dal fatto di asserire che “ad aprile la Hurly Burly non ha versato alla Regione Liguria quanto dovuto e precedentemente pattuito”. A risposta di questa ennesima bugia alleghiamo copia del bonifico effettuato a favore della Regione Liguria in data 30 aprile da parte della Hurlyburly per il pagamento “acconto su secondo versamento piano rientro aprile”.»

pagamento hurly burly

Crediamo che sia arrivato il momento di dire BASTA!

Consigliamo all’Assessore Rossetti di ammettere gli errori fatti sulla questione del Teatro della Gioventù e di allontanare dagli uffici della Regione i suoi pessimi collaboratori di modo che tra qualche mese chi prenderà il suo posto non avrà con loro nulla da spartire.

Questa azione potrebbe essere un buon passo avanti per il Bene della Cosa Pubblica, per una Buona Cultura.


Non sono una comparsa, Siamo tutti protagonisti

18 maggio 2015

“Il Teatro è un diritto e un dovere per tutti. La città ha bisogno del Teatro. Il Teatro ha bisogno dei cittadini.” (Paolo Grassi)

Fin dai nostri primi passi nel territorio genovese, nel 2012, quando abbiamo fatto del Teatro della Gioventù la nostra casa, abbiamo capito che avremmo rappresentato una grossa novità nel panorama teatrale cittadino: interessante per alcuni, “fastidiosa” per molti.

Gli altri teatri, dallo Stabile all’Archivolto, dal Politeama al Verdi, si sono sentiti in qualche modo “minacciati” da una realtà giovane e affamata di nuovi stimoli in grado di condurre ad un’offerta culturale di qualità. Questo nonostante, fin da subito, fosse stato chiaro che il vero obiettivo del gruppo di artisti nascenti guidati da Massimo Chiesa, coadiuvato da Eleonora d’Urso, – il quale, dopo 20 anni di esperienza con artisti di grande talento, nel 2008 ha deciso di lanciarsi in una sfida che puntava a dare uno scossone ad un teatro ormai assopito – fosse non tanto diventare una spina nel fianco per la “concorrenza”, ma anzi cancellare qualsiasi concetto di competizione per risvegliare tutti insieme la voglia di reagire di una città (Genova) e di un Paese (l’Italia, definito non a caso il Belpaese) che meritano di diventare un Polo della Cultura per tutti.

In tre anni e qualche mese la The Kitchen Company ha prodotto e messo in scena 24 spettacoli, li ha replicati 1150 volte (con una media di 48 repliche a spettacolo, a fronte di una media cittadina di 2 repliche a spettacolo), ha totalizzato 180.000 presenze (con una media di 7.500 presenze a spettacolo, a fronte di una media cittadina di 600 presenze a spettacolo). In tutto hanno lavorato a questo progetto 132 under 30, totalizzando 32.000 giornate lavorative (in un contesto nazionale di altissima disoccupazione, che purtroppo ancora ci riguarda).

Da 4 mesi la società che si occupava di produrre gli spettacoli, (la Hurlyburly s.r.l.) non è più in grado di sostenere questo impegno in quanto sta portando avanti una difficile battaglia contro il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo (MIBACT). Ad oggi il Ministero ci è debitore di circa un milione di euro, per mancata erogazione di ben tre sovvenzioni ministeriali. A questa disastrosa situazione vanno aggiunti i notevoli danni economici causati dall’alluvione dello scorso 9 ottobre, danni ulteriormente aggravati dalla decisione della Regione Liguria (proprietaria del teatro) di ristrutturare completamente tutto il piano inferiore (fortemente alluvionato) in tempi tutt’altro che brevi; ad oggi infatti ancora non sono stati iniziati i lavori di ristrutturazione, e non ci è dato conoscere neanche una ipotetica data di riconsegna dello spazio. Ed è per questo che il 28 gennaio 2015 è nata l’Associazione Ivo Chiesa, un’associazione culturale no profit che rappresenta il punto di ripartenza per un gruppo che non vuole smettere di sperare.

Nonostante la sensazione di sconforto che in un susseguirsi di eventi sfortunati, ingiustizie e fatiche abbatterebbe chiunque, infatti, noi a questo progetto crediamo ancora. Anzi, siamo convinti che sia nostro DIRITTO, ma soprattutto nostro DOVERE continuare a crederci.

È nostro diritto per tutto l’impegno e la voglia di fare che in questi anni abbiamo versato davanti e dietro le quinte del palcoscenico, non limitandoci a far ridere ogni giorno centinaia di persone di qualsiasi età e stato sociale, ma vivendo questa avventura con tutta la passione di chi crede in un sogno con la S maiuscola. Come? Organizzando gli spazi del Teatro della Gioventù come un ambiente sempre aperto e vitale, offrendo per esempio la possibilità di venirci a trovare anche al di fuori degli spettacoli per aperitivi, convegni, concerti e incontri cittadini, senza discriminazioni o “favoritismi”.

Ma è soprattutto nostro dovere non rinunciare a un’iniziativa che in primo luogo è stata possibile grazie ad un pubblico numeroso, entusiasta e sempre presente. Per questo pubblico, che ci ha visto nel periodo più felice della nostra storia e oggi è costretto a vederci “arrancare” tra i cavilli della burocrazia, le promesse non mantenute dei politici e dei dirigenti e le grosse perdite subite da eventi collaterali che in qualche modo hanno colpito tutti noi genovesi.

Per ciascuna di queste persone oggi ci facciamo portavoce di una

CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE A FAVORE DELLA CULTURA E DEL TEATRO

che vorremmo portare avanti in primo luogo nelle strade, nelle piazze, sui media e soprattutto nelle sale genovesi, inseguendo un risultato che ci permetta di non limitarci alla Liguria, ma di estendere la portata della nostra Idea in tutta Italia, che riteniamo in una condizione di crisi generale indifferentemente da Nord a Sud.

Per vincere questa “battaglia” abbiamo bisogno della partecipazione di quante più persone possibili, dove un ruolo determinante avranno naturalmente proprio i nostri politici, ma anche la cittadinanza tutta. Per questo abbiamo in programma una serie di progetti che crediamo interessanti per coinvolgere tutti Voi in questo percorso sicuramente difficile e imprevedibile, ma che, se ci crediamo tutti insieme, può riservarci meravigliose sorprese.

Perché #nonsonounacomparsa, ma SIAMO TUTTI PROTAGONISTI!

Se credi in questo progetto sostienici!

Vienici a trovare in Via Cesarea 16 o in Via Macaggi 92, scrivici a info@tkcteatrodellagioventu.it e seguici sulle nostre Pagine Facebook “Associazione Ivo Chiesa” e “TKC Teatro della Gioventù” e sui nostri siti www.tkcteatrodellagioventu.it www.associazioneivochiesa.it