La lettera di Eleonora D’Urso all’assessore Pippo Rossetti: la Cultura non può essere zittita

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Perché una città abbia un buon livello culturale, quanto è importante l’intervento della politica? Quanto quello degli operatori del settore (teatro, spettacolo, musica, libri)? Quanto, infine, quello dei cittadini?

Noi della Kitchen Company non ci siamo mai creduti superiori a nessuno, abbiamo anzi sempre reso protagonista del nostro successo il pubblico che ci ha sostenuto e seguito con entusiasmo in questi 3 anni e mezzo di spettacoli, colori, scenografie, battute e risate. Allo stesso modo abbiamo sempre creduto nel valore del dialogo con le istituzioni, nel ruolo determinante che chi ci governa assume nel momento in cui accetta di ricoprire un incarico che gli “impone” di agire in favore dello stato di salute del proprio territorio.

È con queste convinzioni che Eleonora D’Urso (la quale, insieme a Massimo Chiesa, dal 2012 porta in scena al Teatro della Gioventù le commedie della TKC), dopo diversi mesi di confronti avuti e confronti mancati, il 16 aprile 2015 ha scritto questa lettera all’Assessore al Bilancio della Regione Liguria Sergio (Pippo) Rossetti, lettera a cui l’Assessore non ha risposto. Una lettera appassionata, toccante, concitata. Le parole sono chiare e incalzanti, il tono è diretto e, a mano a mano che il discorso avanza, sempre più amaro.

Carissimo Assessore,

spero che la sua campagna elettorale proceda al meglio.

Non ho mai preparato una campagna elettorale, ma non credo sia poi tanto dissimile dal preparare una regia. Si deve trovare un modo intelligente, valido e per certi versi nuovo, di conquistare il pubblico, portarlo a sé, e ancor prima, fare in modo che ascolti ciò che si ha da dire. Bisogna lavorare sulla comunicazione, sull’attualità e la validità del messaggio da trasmettere. Bisogna scegliere il come, il dove, il quando e soprattutto il perché. Bisogna essere convincenti, appassionati, abili, affabulatori. Bisogna rimescolare gli ingredienti che, fin dal discorso di Pericle agli Ateniesi, in fondo, son sempre gli stessi. Bisogna rimescolarli così da farli sembrare freschissimi. Creare una grande illusione che ha però un cuore genuino.

Bisogna far capire (o credere, sfumatura non da poco) che chi parla vuole davvero il bene della gente e dalla Cosa Pubblica. Bisogna essere tanto abili da dire ciò che tutti vorrebbero esprimere e gridare… bisogna far capire di essere disposti a combattere e morire proprio per quella stessa battaglia per cui, chi ci ascolta, darebbe la vita.

Vede assessore, io sono una che lavora con le emozioni, con i sentimenti, miei e di chi mi sta a guardare. So far piangere e ridere, e stando a quello che mi dicono da 25 anni, so farlo molto bene. E rispetto all’illusione, direi che la politica e il teatro non sono poi tanto diversi.

Qualcuno di molto più importante di me ha detto “I have a dream”. Tutti noi, assessore, abbiamo un sogno. Anzi, mi correggo, forse i giovani di oggi stanno perdendo la capacità di sognare… ma questo è un discorso troppo lungo da fare per mail.

Io però un sogno ce l’ho, un sogno folle, sa? Ho il sogno di vedere riconosciuto il valore della cultura in un paese in cui esiste una maggioranza che dice “prima le infrastrutture, prima la sanità e poi la cultura…”.

Ho il sogno di vedere restituita la dignità al lavoro dell’attore, come accadeva nel dopoguerra, quando l’Italia nel mondo, era anche il cinema, e la televisione dei grandi attori…

Ho il sogno di (continuare a) dare lavoro a tanti giovani, di formarli, e di aiutarli nella costruzione di un’idea migliore di presente e di futuro.

Ho il sogno di fondare la prima vera accademia del comico in Italia, poiché la comicità è una faccenda molto seria, Assessore. Perché per far ridere come facciamo noi, ci vogliono anni di studio, e ore e ore e ore di lavoro.

Per perseguire il mio sogno, ho fatto scelte folli. Nessuno oggi in Italia straccerebbe un contratto di 3 anni con Mediaset. Io l’ho fatto. Ho vinto una borsa di studio in una delle migliori scuole di recitazione del mondo (il Lee Strasberg Theatre Institute di New York) e sono andata a continuare i miei studi lì. Ed ho fatto bene. E potrei raccontarle così tante cose, perché vede, il teatro è un lavoro artigianale che richiede una vita di sacrifici e di impegno.

Ma non starò qui a tediarla ulteriormente.

Le ho già chiesto due volte un incontro, e lei forse si domanderà: “Ma cosa vuole questa qui da me? Questi devono pagare, e andare avanti con le loro gambe. Se ce la faranno bene, altrimenti restituiranno il teatro”.

Nell’ultimo incontro con la dott.ssa Traverso, mi è stato esplicitamente detto che prima ce ne andiamo e prima son tutti più felici. E mi è stato anche detto che se ce ne andiamo verrà qualcun altro a fare gli spettacolini, e andrà bene lo stesso. E mi è stato anche detto che quello che abbiamo fatto lo può fare chiunque. E mi è stato anche detto che così come abbiamo montato la tendostruttura, possiamo montarci un capannone da qualche parte e andarcene a fare gli spettacoli lì. E mi è stato anche detto che non era quella la sede per parlare di cultura, per questo c’è un assessorato dedicato, a loro della questione culturale non interessa. E poi mi è stato fatto firmare un accordo capestro, folle, infirmabile. E adesso sono tutti felici.

Caro Assessore, glielo dico molto semplicemente: noi stiamo per chiudere.

L’ultimo tentativo che farò è provare a capire se c’è qualcuno tra voi politici, interessato a ciò che io e Massimo Chiesa abbiamo creato nella vostra Genova. Una realtà che è una rarità, una perla, ma, ahimè, è solo cultura. Solo cultura.

Siamo sotto elezioni, cosa sarà di lei dopo il 31 maggio? Chi prenderà il posto di Berlangieri? E di Burlando?

La politica ha tempi lunghi.

La vita delle persone no.

Io devo rendere conto ogni singolo giorno a centinaia di persone.

Al pubblico, stufo di un teatro che non funziona da troppo tempo.

Ai miei dipendenti che non percepiscono il loro stipendio da mesi.

Ai miei giovani attori che, come me, stanno continuando a credere in un sogno.

Ma io sono il loro motore, Assessore, io e Massimo abbiamo la magia di illuminare moltissimi visi, e in questi tre anni, abbiamo fatto ridere migliaia di persone, e ridere, assessore, fa bene al cuore. Far ridere in modo intelligente, mi creda, è un atto politico.

Alla fine della mia riunione con la Traverso, la Dott.ssa Paola Bellisani mi ha detto: “ma se non pagate l’affitto, se non pagate i dipendenti, se non pagate voi stessi, che senso ha che facciate quello che fate?”.

Ottima domanda.

La risposta è semplice: la vita non è fatta solo di conti, ma di passioni, di sogni, di intenti. Provi a immaginare, Assessore, una società in cui tutti percepiscono i loro soldi anche senza bisogno di dover lavorare. Una società in cui nessuno ha sogni, desideri, volontà, ma tutti percepiscono il loro stipendio. Riesce a immaginarla?

Cos’è che Le ha fatto venir voglia di entrare in politica? La passione, immagino. Quella spinta che si ha dentro e che ci fa fare, agire, creare, migliorare, e non solo per noi.

A una persona speciale un giorno è stato chiesto: “Perché non entra in politica, lei che ha così tanta passione per la vita degli altri?” e questa persona ha risposto “perché sono una persona seria”.

Io nel luogo comune della politica come luogo di approfittatori e corrotti, non credo.

Anzi. Credo che la politica sia fatta da persone diverse. Ognuno con il proprio sogno. O ognuno con il proprio triste desiderio di fregare gli altri accaparrandosi il meglio.

Per salvare il TKC io devo incontrare persone come Lei, poiché la cultura è una Cosa Pubblica, e perché noi esistiamo e potremo continuare ad esistere solo le Istituzioni riconosceranno ciò che facciamo. Ciò che, numeri alla mano, abbiamo fatto.

Il TKC ha le ore contate.

Farò tutte le mosse necessarie per salvarlo.

Spero in un suo riscontro e nella possibilità di parlarLe di persona.

Buon lavoro