Non sono una comparsa: Massimo Chiesa racconta il progetto

Keen Readers

Genova, 22 maggio 2015

Forse è arrivato il momento.

Ho cinquantadue anni. E sono nato in teatro.

Il teatro, trentaquattro anni fa, è diventato il mio luogo di lavoro, il luogo dove ho vissuto la maggior parte della mia vita. Fare teatro è l’unica cosa che so fare.

Più di cinque milioni di persone hanno visto gli spettacoli che ho prodotto (e che, negli ultimi anni, ho anche diretto). Posso asserire senza timore di smentita che ho fatto passare delle ore piacevoli a persone di ogni età.

L’unica ragione per cui ho fatto teatro è stata proprio la voglia di dare qualcosa agli altri, di condividere con loro un momento.

Negli ultimi tempi è cresciuto in me il desiderio di pensare maggiormente al prossimo, più che a me stesso. Mi accorgo invece, anno dopo anno, che la tendenza delle persone è inversa: si cura il proprio orto e, avendone anche la possibilità, si danneggia quello del vicino. C’è da parte di molti un accanimento incredibile nel difendere ciò che hanno; se è poco (o pochissimo), si accontentano, e vivono in una condizione di costante difficoltà. Una strenua difesa del niente.

La mancanza di generosità e la mancanza di curiosità sono tra i mali maggiori dell’uomo d’oggi.

Chi ricopre cariche pubbliche - il mio pensiero corre ai politici, ma anche e soprattutto alla classe dirigente del nostro Paese- avrebbe il dovere di occuparsi delle persone, di cercare il loro bene, di migliorare le loro condizioni; dovrebbe lavorare con passione per il bene comune.

Questo, nella maggior parte dei casi, non accade.

È quindi arrivato il momento di dare una scossa a questo mal’affare, che non è dato solo dalla corruzione e dalle ruberie, ma soprattutto dal mal governo della cosa pubblica.

Credo che un’azione di questo tipo si debba fare fuori dai partiti, almeno dai partiti oggi esistenti in Italia: partiti personali e senza più un’ideologia, semplicemente senza un’idea.

Questa “Campagna di sensibilizzazione a favore della Cultura e del Teatro” deve essere una campagna politica, ma apartitica.

Sono convinto che per uscire dalla crisi (non solo economica) nella quale si trova il nostro Paese, bisogna partire dalla Cultura e dall’Istruzione. E’ un concetto fondamentale e imprescindibile: la buona formazione di una persona; una persona colta, una persona “che sa”, ha molte più possibilità rispetto a una “che ignora”. È un dato di fatto.

Non c’è più tempo da perdere, negli ultimi anni il decadimento culturale nel nostro Paese è stato impressionante.

È triste ascoltare molti nostri politici alle prese con la grammatica italiana: non sanno parlare, non sanno comunicare un concetto (che sia uno!) in modo civile e comprensibile.

La parola “cultura” è bandita da tutti i programmi politici. È una parola da omettere; le priorità sono altre. Si tratta di un errore gravissimo, compiuto da molti.

Ultimamente solo Sergio Cofferati, in occasione delle primarie del PD del Gennaio scorso, aveva osato utilizzare la parola “cultura” nel suo programma; evidentemente, non è stata la ragione della sua sconfitta.

A dire il vero un altro uomo della politica, Sergio Tremonti, in passato aveva tirato in ballo la cultura, ma con tutt’altro intento: per illustrare un concetto antipatico ed economo, “con la cultura non si mangia”. Mi appare superfluo sottolineare lo sbaglio in questa affermazione.

Lo slogan della nostra Campagna è “Non sono una comparsa – Siamo tutti Protagonisti”. È finito il tempo di accettare passivamente ciò che accade intorno a noi, è il momento di cambiare l’andamento fallimentare del nostro Paese ed essere protagonisti. Possiamo riuscirci con la sensibilizzazione, cercando di convincere chi ci governa che la Cultura è importante per tutti e per di più non può essere pensata come un costo.

La Cultura e il Teatro non possono essere un lusso, ma una necessità. Deve essere una necessità: come il pane, come l’acqua. Alla portata di tutti, e non solo di coloro i quali hanno le possibilità economiche per permettersela.

In questo senso credo che sia doveroso riuscire a portare il finanziamento pubblico per la Cultura a un livello civile.

Questa iniziativa nasce a Genova, ma deve espandersi per tutta l’Italia; solo in questo modo si può raggiungere un risultato soddisfacente.

L’idea di mettere in moto questa Campagna è nata dall’esperienza della The Kitchen Company al Teatro della Gioventù di Genova. Un progetto unico in Italia, che ha avuto un successo assolutamente insperato e che rischia seriamente la fine grazie all’ottusità dei dirigenti del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Regione Liguria, con la gentile compiacenza della classe politica.

Una campagna di sensibilizzazione può avere successo solo nel caso in cui venga condotta da migliaia di persone, tutte con un solo obiettivo: quello del bene comune.

Nessun tornaconto personale, sarebbe un errore gravissimo.

Massimo Chiesa