Salviamo la bellezza

Lettera aperta di Massimo Chiesa

Ho la sensazione che tutto quanto stia andando al contrario.

Provo a riassumere quanto mi è successo nel mio piccolo mondo teatrale per farvi capire come sarebbe facile condurre gli accadimenti in un modo giusto, mi verrebbe da dire con ragionevolezza.

Ho 53 anni e ho vissuto buona parte della mia vita nei teatri.

Luoghi affascinanti e in un certo qual senso magici.

Ho conosciuto e lavorato con centinaia di artisti. Da alcuni di loro ho imparato molto.

Mi sono fatto le ossa al Teatro Stabile di Genova che mio padre, Ivo, ha diretto per 45 anni, dal 1955 al 2000.

Nel1989 sono diventato un impresario teatrale.

Per vent’anni, fino al 2009, sono stato etichettato come l’impresario delle stars.

Gli spettacoli da me prodotti in questo arco temporale sono stati visti da 5.000.000 di persone.

Verso la fine del 2008 è sopraggiunto in me un desiderio diverso. Ho voluto con tutte le mie forze dedicarmi alle nuove generazioni; dare loro delle possibilità lavorative che altrimenti mai avrebbero avuto.

Ho abbandonato le stars per dedicarmi ai giovani, per mettere a loro disposizione la mia esperienza teatrale.

Insieme ad Eleonora d’Urso ho fondato una Compagnia e gli ho dato un nome, The Kitchen Company, mutuato dal primo spettacolo nato, “The Kitchen” di Arnold Wesker.

Dare vita a “The Kitchen” fu una vera e propria impresa in quanto in scena agivano 32 attori; e per di più mi presi anche l’onere di fare la regia.

E così iniziò un percorso produttivo completamente diverso rispetto a prima.

Un progetto raro nell’ambito teatrale italiano.

Ho potuto iniziare questa nuova avventura forte di una buona sovvenzione da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Nel 2009 la mia sovvenzione era di circa 300.000€ e potevo contare sulla partnership di un’altra impresa che aveva un contributo di circa 350.000€.

Con questi soldi si poteva pensare di costruire qualcosa di serio e di professionale.

Quando partii con questo progetto ero sicuro che il mondo teatrale italiano mi avrebbe sostenuto. Ero sicuro che i direttori dei teatri italiani avrebbero capito la bontà del progetto, d’altra parte le linee guida principali erano chiare e assolutamente condivisibili: dare delle possibilità lavorative ai giovani e accrescere il pubblico della prosa facendolo innamorare del teatro attraverso, principalmente, una comicità d’autore.

Non fu così.

Solo pochi direttori di teatro provarono ad ospitare gli spettacoli della The Kitchen Company e immediatamente capirono quanto fosse difficile e quanto lavoro di promozione avrebbero dovuto fare per convincere il pubblico ad andare a vedere uno spettacolo interpretato da giovani attori sconosciuti.

Senza Teatri dove recitare, il progetto della The Kitchen Company era destinato a morire.

Senonché la Regione Liguria nel 2011 indisse un bando per la gestione del Teatro della Gioventù di Genova, la mia città, dalla quale mancavo da 18 anni, in quanto avevo trasferito i miei uffici da impresario a Roma.

Già nel 2004, quando il Teatro della Gioventù fu ristrutturato, avevo pensato di partecipare alla gara per gestirlo. All’epoca la mia idea era quella di farlo diventare il teatro delle giovani compagnie genovesi (quasi tutte nate grazie a ex allievi dello Stabile di Genova: I Cavalli Marci, la Compagnia Progetto U.R.T, la Compagnia Gank, Valerio Binasco e i suoi attori, solo per citarne alcune). Rinunciai ancora prima di partecipare, in quanto non era ancora giunto il momento di abbandonare Roma e gli artisti coi quali stavo lavorando in quel periodo: Zuzzurro&Gaspare, Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini, Stefania Sandrelli e Luciano Virgilio, Pierfrancesco Favino, Gianmarco Tognazzi e Bruno Armando, Adrian Aragon ed Erica Boaglio.

Invece partecipai al bando nell’estate del 2011 in quanto pensai che il Teatro della Gioventù sarebbe stato un ottimo spazio per la allora neonata The Kitchen Company.

Partecipai, anche se, da sempre, sono contrario a questo tipo di bandi, poiché credo che sia decisamente più giusto che una Amministrazione Pubblica, proprietaria di un Teatro, si assuma la responsabilità di offrire direttamente la gestione al miglior professionista su piazza, cercandolo con una certa ragionevolezza e con un certo criterio.

Fatto sta che decisi di partecipare, anche se la maggior parte delle condizioni del bando erano assolutamente sbagliate e per certi versi folli; a partire dalla richiesta di una fideiussione a favore di Regione Liguria di 240.000€ e di un canone di affitto (60.000€ all’anno più l’aumento ISTAT e con l’ulteriore obbligo di concedere l’utilizzo gratuito del teatro per 30 giornate alla proprietà) fuori mercato e fuori, appunto, da ogni ragionevolezza.

Non è pensabile che un Ente Pubblico proprietario di un Teatro ne possa ricavare lucro; anzi, dovrebbe essere l’esatto contrario, dovrebbe sovvenzionare il proprio teatro e far sì che possa essere vissuto da più spettatori possibile.

Qualche mese fa, un dirigente della stessa Regione, definì il contratto che abbiamo firmato per la gestione del Teatro della Gioventù un “contratto capestro”. Come dargli torto.

A tale riguardo, ricordo l’ultima intervista video rilasciata da Giorgio Strehler, parlando del suo Teatro: il Piccolo Teatro di Milano. Strehler disse: “ Il nostro Teatro chiede un sostegno da parte di chi? Dal pubblico innanzitutto, perché se il pubblico non viene è finita! Il Teatro non si deve fare. Nessuno deve dare dei soldi a un teatro dove la gente non va! 

Il Teatro deve essere pieno di gente che viene a vedere e paga una cifra “onesta” per poter vedere del Teatro.

E poi… e poi questo non basta. Questo non basta perché i costi del teatro, che non sono iperbolici come qualcuno dice, sono però dei costi. Ha comunque dei costi i quali non possono essere pagati dallo spettatore; lo spettatore deve essere aiutato, deve venire, pagare la sua parte e poi c’è un’altra parte che deve essere data da qualche d’uno. Un Teatro che sia legato alla vita pubblica. Devono essere i Comuni, le Regioni, lo Stato a pensarci. Paolo Grassi immagina il Teatro come la Centrale del Latte, come l’energia elettrica. Il Teatro deve essere un servizio per tutti e tutti ci devono poter andare a Teatro”.

Quindi nel 2011 decido, appunto, di partecipare al bando della Regione Liguria per la gestione del Teatro della Gioventù poiché ero fortemente convinto della bontà del progetto The Kitchen Company, e pensavo che il Teatro di Via Cesarea potesse essere una buona casa per la Compagnia.

Oggi posso dire che i fatti mi hanno dato ragione: è stato un vero e proprio trionfo.

Dal 14 gennaio 2012 al 30 aprile 2016, in 1.568 giorni, sono stati rappresentati 32 spettacoli (tutti prodotti dalla The Kitchen Company) replicati per 1.371 volte e visti da 218.116 spettatori.

Il Teatro della Gioventù, considerando anche incontri, convegni, concerti e iniziative collaterali, in totale ha avuto 1.853 aperture al pubblico con un’affluenza totale di oltre 318.000 presenze.

Nel 2012 la nostra sovvenzione ministeriale era salita a 480.000€ ed era un’ottima base sulla quale far crescere un grande progetto, come quello al quale stavamo lavorando.

Eppure quasi subito andammo in difficoltà finanziaria.

Nel 2012 ci fu l’accorpamento dell’Enpals all’Inps e iniziarono i problemi. Non riuscivamo a capire quanto fosse il nostro debito con l’Enpals, nel passaggio ci furono dei problemi evidenti, e quindi non potevamo richiedere una rateazione in quanto la cifra da indicare non era chiara. Questo fatto ed altri accadimenti sopraggiunti non ci permisero di consegnare al Ministero il consuntivo 2012 nei tempi richiesti. La pena fu a mio avviso sproporzionata. Il Ministero ci revocò la sovvenzione nella sua totalità e quindi ci trovammo improvvisamente debitori nei confronti dello Stato di 480.000€. A questo punto il Ministero si trattenne la sovvenzione 2013.

Iniziammo a indebitarci con gli scritturati, con l’Inps, con la Siae, con alcuni fornitori e ovviamente con la Regione Liguria.

Nel 2014 il Ministero non ci ammise ai finanziamenti in quanto non in regola per l’anno 2012 (un controsenso assoluto!). In questo modo il Ministero ci punì per non aver consegnato in tempo il consuntivo 2012 (pur avendo effettuato tutta l’attività che avevamo dichiarato a preventivo per gli anni 2012, 2013 e 2014) negandoci tre anni di sovvenzioni.

Per tale vicenda abbiamo fatto ricorso al TAR per il Lazio. Tuttora in corso.

È questa la burocrazia che uccide un Paese. Per un ritardo di qualche ora nella consegna di un documento (nel nostro caso 48 ore) la “multa” ammonta a circa 1.000.000€.

Una decisione dissennata, presa dai vertici del Mibact senza pensare minimamente a quante persone avrebbero così perso il lavoro, e quante sarebbero rimaste senza i soldi loro dovuti.

Ci rimboccammo le maniche e cercammo di andare avanti, alla disperata ricerca di altre strade da percorrere per riuscire a recuperare il denaro perso.

Avevamo bisogno di tempo.

La Regione Liguria per un periodo ci assecondò, concedendoci un piano di rientro per i canoni di affitto che non eravamo riusciti a pagare.

Iniziammo, come da accordi, a pagare i canoni passati e quelli presenti.

Nel settembre 2014 aumentammo di molto la nostra attività e puntammo sullo spazio a piano terra del Teatro della Gioventù per incrementare gli incassi e pagare i debiti accumulati, tanto è vero che il 10 settembre riuscimmo a diminuire il debito con la Regione di 15.270€. Ci impegnammo a corrispondere 3 mensilità ogni mese per rientrare del debito.

Ce la stavamo mettendo tutta, ma il 9 ottobre 2014 la macchina teatrale venne bruscamente interrotta dall’alluvione.

In poche ore il fango invase lo spazio a piano terra del Teatro procurando enormi danni e, per forza di cose, bloccando l’attività.

Il blocco dell’attività ovviamente bloccò il pagamento del piano di rientro concordato con la Regione.

Il fango era ovunque. Centinaia di nostri spettatori e gli angeli del fango in 48 ore ripulirono il Teatro della Gioventù.

Mai finirò di ringraziarli. Il Teatro era pronto per i lavori di ristrutturazione necessari. In pochi giorni si sarebbe potuto riaprire.

Non fu così.

La burocrazia della Regione Liguria e i “dispetti” puerili di alcuni dirigenti e tecnici, uniti al dilettantismo di certi politici, non permisero nessuna riapertura del foyer, della sala congressi e del bistrot.

Ancora oggi lo spazio non ci è stato restituito.

Noi, dopo 49 giorni di fermo, decidemmo di ricominciare a “fare teatro” nonostante tutto, ed il  28 novembre 2014 tornammo a recitare.

I bagni riservati al pubblico, i camerini, e alcuni impianti tecnici del teatro sono ancora oggi danneggiati dall’alluvione, e la Regione nulla ha fatto per restituire un decoro all’immobile.

Il 28 gennaio 2015 ho fatto nascere l’Associazione Ivo Chiesa per cercare di portare avanti il progetto della The Kitchen Company. L’Associazione ha presentato domanda di sovvenzione al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per il triennio 2015-2017. La commissione consultiva per lo Spettacolo dal vivo non ha ritenuto meritorio il nostro progetto e non ci ha accordato il contributo, per questa ragione abbiamo fatto ricorso al TAR per il Lazio. Tuttora in corso.

A parte il fatto che continuo a pensare che quello della The Kitchen Company sia un ottimo progetto e che andava premiato in qualche modo, ho trovato la decisione della Commissione offensiva nei confronti della mia carriera da impresario teatrale, poiché credo di avere fatto molto per lo Spettacolo dal vivo in Italia in questi 27 anni.

Ma torniamo al rapporto con la Regione Liguria.

Ad oggi noi dobbiamo alla Regione circa 85.000€ di canoni arretrati, la quale, per contro, ha in mano una fideiussione che gli garantisce 240.000€.

La Regione Liguria ha fatto passare un anno esatto prima di iniziare i lavori di ristrutturazione del piano terra del Teatro della Gioventù, lavori ancora non finiti, tanto è vero che ad oggi non ci ha ancora restituito gli spazi del foyer, della sala congressi e del bistrot, e non ha iniziato i lavori di ripristino di tutti gli altri locali alluvionati del Teatro e di alcune dotazioni tecniche fondamentali.

Noi abbiamo continuato a recitare per il rispetto che dobbiamo al nostro pubblico e per cercare di salvare una ventina di posti di lavoro fissi.

Ad oggi i danni economici che la Regione Liguria ci ha procurato sono enormi, di gran lunga superiori agli 85.000€ che gli dobbiamo.

Abbiamo provato ad intavolare una trattativa con la nuova Giunta regionale ma il nostro tentativo è stato a dir poco vano.

Abbiamo trovato davanti a noi “un muro” invalicabile.

Impossibile parlare, impossibile farsi ascoltare.

Solo due parole da parte di Regione, sempre le stesse: “dovete pagare”.

Difficile poter pagare nel momento in cui la stessa Regione Liguria non ci permette di incassare denaro sufficiente non restituendoci il Teatro com’era prima dell’alluvione del 9 ottobre 2014.

Anche un bambino riuscirebbe a capire un concetto così elementare.

Nel 2011 abbiamo deciso di prendere in gestione il Teatro della Gioventù per com’era strutturato: una sala da 365 posti, una sala da 100 posti, un foyer e un bistrot.

Oggi il Teatro non è così e non lo è da un anno e sette mesi. Un tempo decisamente troppo lungo.

Il 22 febbraio 2016, la Regione Liguria ci invia un decreto con il quale ci comunica la revoca della concessione.

Ricorriamo al TAR per la Liguria per opporci alla revoca e, a questo punto, per chiedere un consistente risarcimento danni. Il TAR accoglie il nostro ricorso e fissa l’udienza per il 20 ottobre 2016.

Staremo a vedere.

Noi continuiamo a recitare e ad avere in sala, ogni sera, un pubblico numeroso e straordinario che cerchiamo di ricambiare con la qualità dei nostri spettacoli.

Abbiamo però due grandi rammarichi:

il primo, è di non essere riusciti a saldare i compensi di molti nostri scritturati e di alcuni fornitori ai quali chiediamo ancora scusa nella speranza che possano, almeno, apprezzare lo sforzo che stiamo facendo per cercare ogni possibile modo per poterli un giorno ripagare.

Il secondo, è di non essere in grado di ripristinare alcuni danni causati dall’alluvione, danni che rendono poco confortevole il Teatro per i nostri spettatori.

Eppure, nonostante tutto, continuo, assieme ai miei preziosi collaboratori, a credere nella politica del “fare”.

E la forza ogni giorno ci viene data dalle tante persone, di ogni età, che dimostrano di credere nel nostro progetto, frequentando il Teatro della Gioventù e apprezzando il lavoro di tutti noi.

Non mi fermerò.

Non ci fermeremo.

Massimo Chiesa